Che cosa sia un rito ci viene spiegato da piccoli, attraverso le pagine di un libro che di piccolo non ha nulla, se non il principe protagonista: “È quello che fa un giorno diverso dagli altri, un’ora dalle altre ore”. Il rito è una cerimonia universale attraverso cui passa l’individuazione e la costruzione di un’identità. Piante e Animali Perduti, nel suo racconto di una storia che mai è passato, raccoglie le testimonianze dell’antidoto più antico che l’uomo conosca al disordine e al mutamento: la ritualità.  Lo fa attraverso una bevanda che da sempre ne incarna forme e simboli.

Il tè

Il tè si ricava da una pianta sempreverde con foglie spesse, lucide, appuntite e fiori bianchi e delicati: la Camellia sinensis. La pianta di tè cresce nelle zone tropicali e subtropicali del mondo. La sua coltivazione richiede infatti un clima caldo-umido, con almeno duemila millimetri di pioggia all’anno e un’altitudine che va dai cinquecento ai duemila metri sul livello del mare. La Camellia sinensin, se allo stato selvatico può raggiungere un’altezza superiore ai dieci metri, nelle piantagioni è solitamente potata intorno al metro e mezzo e la sua cima viene plasmata orizzontalmente in modo da facilitarne la raccolta, che comincia solo quando la pianta ha almeno due, tre anni e prosegue per circa quindici, con cadenze differenti a seconda dell’altitudine. La qualità delle foglie della pianta di tè dipende dalla loro età e dal metodo di lavorazione: le più giovani, quelle alla sommità, sono le più pregiate e sono denominate Flowery Orange Pekoe (Pekoe deriva dal cinese pekho: “capelli bianchi” ad indicare la lucentezza sul dorso della foglia; Orange, dall’omonimo casato olandese, sta a significare “fornitore di corte”; Flowery è un termine inglese per l’infiorescenza). Le foglie nelle file inferiori vengono denominate progressivamente Orange Pekoe, Pekoe, Pekoe Souchong, Souchong e infine Kongo, quelle più vecchie a basso contenuto di teina. Le foglie raccolte vengono poi sottoposte a differenti tipi di lavorazione a seconda che si voglia ottenere tè nero, tè verde o tè oolong.

 

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La cultura del tè

Cina, Giappone e India rivendicano la paternità dell’infuso di tè  per quanto concerne il tessuto leggendario. I Giapponesi attribuiscono la scoperta delle qualità del tè a Buddha, il quale, durante una lunga contemplazione, fu aiutato a vincere fatica e sonnolenza da Natura, che gli fece dono di alcune foglie di tè. In India invece si racconta la storia del santone Darma, monaco buddista vissuto prima di Cristo, che si servì delle foglie della pianta di tè per fare fede al suo voto di una veglia ininterrotta sette anni. Infine una leggenda cinese narra di un episodio del 2700 a. C., secondo il quale l’imperatore Shen-Nung fece bollire l’acqua delle cucine seduto sotto un albero, la Camellia sinensis, ma all’improvviso si alzò una brezza che fece cadere alcune foglie dentro l’acqua. L’imperatore, senza accorgersene bevve dal recipiente il primo tè della storia. Benché la pianta di tè sembri originaria dell’India, le prime testimonianze certe di una sua coltura provengono dalla Cina del terzo secolo d.C., ma solo nel secolo successivo, con la dinastia Ming, si avrà una diffusione radicata, che raggiungerà il suo culmine tra sesto e settimo secolo.  All’inizio del nono secolo il tè raggiunse poi il Giappone, ottenendo successo e rilevanza tali da mettere nell’ombra l’alba cinese.  In Europa il tè entrò solo nel 1610 a bordo di mercantili della Compagnia delle Indie Olandese. Gli Olandesi diffusero infatti il tè dalle colonie di Giava e Sumatra sino in Francia (1634) e Inghilterra (1645).  La storia di questo infuso si intreccia con quella inglese a partire dalla seconda metà del 1600, quando Caterina di Braganza, moglie di Carlo I, ne introdusse l’uso presso la corte inglese. Il tè in Inghilterra divenne presto da moda a rito e nel 1717 aprì il primo negozio di tè inglese, quello del signor Thomas Twining. Accanto a una patina di mondanità e splendore l’infuso di tè portava anche il segno della ribellione. Le colonie americane se ne servirono infatti come pretesto di ribellione verso la madrepatria. Nel 1767 i rivoluzionari americani, nella giornata passata alla storia come Boston Tea Party, gettarono a mare il carico di tè della Compagnia delle Indie Orientali, segnando l’atto di nascita della guerra d’indipendenza americana.

La cerimonia del tè in Giappone

In Giappone la cerimonia del tè, lungi dall’esaurirsi in un rito esteriore, rappresenta un atto di ricerca di bellezza e armonia. Il rito della preparazione del tè, Cha no yu, esprime il cammino dello spirito verso l’equilibrio interiore attraverso quattro regole: Wa (armonia), Vei (rispetto), Sei (purezza), Javu (tranquillità). L’incontro tra il cerimoniere e gli ospiti avviene all’interno della stanza del tè (Chaschitsu), luogo dell’essenzialità, del vuoto, della semplicità in grado di accompagnare un’esperienza fisica e mentale insieme. Alla stanza si accende tramite una porticina che costringe ad inchinarsi in segno di umiltà. Si indossa l’abito tradizionale (Kimono) e non si usano scarpe, così che la polvere del mondo non contamini la sacralità del luogo. Il maestro del tè (teishu) dispone e lava tutti gli utensili, successivamente versa tre palette di tè verde (matcha) in una ciotola a cui aggiunge acqua calda. Si serve per primo l’ospite d’onore che, dopo aver sorseggiato il tè, asciuga il bordo della ciotola e lo porge all’ospite vicino; il tutto viene scandito dai rumori del silenzio e da gesti prestabiliti e ripetitivi che avvolgono la cerimonia in un’aurea mistica e trascendentale.

Il fascino dei sapori d’Oriente, ogni ultimo fine settimana di settembre, trapunta le vie del centro a Guastalla. Banchi con tè ed infusi da tutto il mondo contribuiscono a fare di Piante e Animali Perduti una manifestazione che non ha luoghi e tempi, se non quelli che gli diamo.

Per ulteriori informazioni circa modi e metodi di classificazione del tè, vi invitiamo a consultare l’indirizzo web https://viaggiointornoalte.net/, con tutte le indicazioni fornite dalla tea sommelier Barbara Vola, che sarà presente alla prossima edizione di Piante e Animali Perduti con il Gong Fu Cha.

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Testo di Alice Mora, foto di: U.S. Department of Agriculture da Flickr https://flic.kr/p/gau8JF (CC), Matthew Guay da Flickr https://flic.kr/p/qs68hW (CC), Etienne Valois da Flickr https://flic.kr/p/4mKabU (CC)