C’è un posto a Guastalla che nasconde antiche foglie d’erba tra carte color tortora.

Mentre scioglie i nodi dello spago che tiene uniti i fogli Lorenza, la bibliotecaria, parla del suo mestiere con una passione che buca le lenti dei suoi occhiali rettangolari; “Lavoro nel posto più bello di Guastalla” ripete. Insieme a lei, l’altra bibliotecaria, Alice, che quando è impegnata nella ricerca, ha gli occhi che le si accendono e le idee che si rincorrono e le si aggrovigliano tra i capelli neri corvino.
Siamo al numero 54 di via Garibaldi, presso la Biblioteca Maldotti, che con i suoi oltre 100 mila volumi rappresenta la più antica istituzione culturale guastallese e che in occasione di Piante e Animali Perduti apre le proprie porte ai visitatori.
“E’ il profumo di polvere e di carta antica” suggeriscono Lorenza e Alice mentre salgono la gradinata che dalla vera di pozzo in marmo porta alla sala superiore. Così suggeriscono e così anticipano lo stupore, inevitabile, alla vista della fitta distesa di scaffalature e delle tele che disegnano un labirinto al centro della sala avvolta da un profumo che sì, è “di polvere e di carta antica”.

Tra i volumi della biblioteca sono conservati due erbari secchi: uno risalente al ‘600 e uno dell’ ‘800. Di quest’ultimo in Maldotti è presente una catalogazione del 1890, opera di Luigi Soliani, insegnante di scienze naturali nella scuola normale femminile della città. Il Soliani motiva il suo lavoro facendo appello ad una necessità di riordino e sistematizzazione dell’ottocentesco erbario maldottiano, opera, si legge, raccolta “con diligenza ed amore” dal dottor Giuseppe Manfredini, medico condotto di Guastalla.

Ad essere passate in rassegna sono piante che crescono per la maggioranza sul suolo guastallese, corredate di notizie circa l’epoca di fioritura, la precisa località in cui si possono rinvenire e i principali usi medici, economici ed industriali. Del gigaro italiano (Arum italicum) si legge per esempio:

Lungo le sponde dei fossati e presso le siepi ai Maldotti. Fiorisce in aprile e maggio. E’ pianta venefica. Dal suo tubero, che è costituito di fecula, nel mezzogiorno d’Italia si estrae l’amido. Le foglie si adoperano, per medicare i vescicanti. In alcune parti del Nord d’Europa si usano i tuberi per lavare la biancheria in sostituzione del sapone.

Oltre ai due erbari secchi la biblioteca Maldotti racconta il verde anche attraverso altre pagine come quelle dell’opera omnia in 13 volumi (1559-1668), di Ulisse Aldrovandi, uno dei primi naturalisti moderni, o come il volume del ‘500 sulle piante aromatiche, quello sulla vita del cittadino in villa del ‘700, l’Ortus sanitatis del 1511 e i fascicoli delle cattedre ambulanti di agricoltura degli anni 40 del ‘900.

Basta varcare il portone numero 54, entrare in punta di piedi e lasciarsi guidare dal piccolo esercito della Maldotti, composto dal direttore il professor Gino Ruozzi, dal personale bibliotecario e dai volontari, giovani e adulti, perché, quando la porta del salone si chiude alle tue spalle, Lorenza e Alice confessano che sì, sono gelose del tesoro che custodiscono, della sua cura e tutela, ma si animano quando affermano che è bene  lo conosca più gente possibile, “la cultura deve circolare” ,dicono, deve camminare, uscire, incontrare, parlare.
A Guastalla, in occasione di Piante e Animali Perduti, si può camminare tra il verde nelle piazze, nei giardini… e nelle biblioteche.

testo e foto di Alice Mora