“Io sono una maga delle spezie. So usare anche il resto.

Minerali, metallo, terra, e sabbia, e pietra.
Ma la mia passione sono le spezie.

Ne conosco origini, significato dei colori, profumi.

Posso chiamarle una per una con il nome assegnato loro quando la terra si spaccò come una scorza per offrirle al cielo.

Il calore che emanano mi scorre nelle vene.

Dall’amchur, la polvere di mango, allo zafferano, tutte si piegano ai miei comandi.

Un sussurro, e mi svelano proprietà segrete e poteri magici.

Sì, possiedono tutte un pizzico di magia”

Chitra Banerjee Divakaruni, La maga delle spezie

 

Accade che una cittadina sulla riva destra del Po, ogni anno, durante una manifestazione chiamata Piante e animali perduti, profumi di zenzero e cannella. Accade che lungo i portici e nelle piazze il coriandolo si confonda col timo e gli occhi si tingano di giallo curcuma. Accade e può essere straordinariamente ordinario quando un paese, vestito a festa, apre le sue porte agli odori e ai sapori di un territorio e delle sue contaminazioni.
Le spezie, aromi di confine sospesi tra magia e scienza, affondano le loro origini alle radici del tempo. Secondo la mitologia ciò che distingueva gli dei dagli esseri mortali era l’esclusività del cibo dell’Olimpo, l’ambrosia (dal greco ambrotos: immortale), il cui gusto era promessa di immortalità. Dall’anice allo zenzero, la storia di queste sostanze aromatiche si snoda tra usi culinari, sacrali e medicamentosi. Già nel Neolitico (8000-5000 a.C.) le spezie venivano impiegate per conservare e insaporire i cibi, mentre presso gli Egizi e nella Roma antica il loro uso è attestato anche per scopi rituali e cerimoniali. Nella Bibbia le spezie si trovano spesso citate in associazione con l’oro, a testimonianza della rarità e della preziosità attribuita al loro aroma. Il Cantico dei Cantici attinge alla sfera speziale per celebrare la donna amata:

I tuoi germogli sono un giardino di melagrande, con i frutti più squisisti, alberi di cipro con nardo, [14] nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo con ogni specie d’alberi da incenso; mirra e aloe con tutti i migliori aromi. (Cantico dei Cantici, IV, 13-14))

L’aurea di segreto e magico esotismo che ammantava le spezie era legata anche alla loro geografia: Asia, Africa orientale ed Arabia erano le principali terre di provenienze. Nel Medioevo le spezie disegnano la rotta per le Indie e così facendo ridisegnano il mondo; il loro uso si moltiplica in campo curativo, cosmetico, profumiero e culinario, recando già inscritto il seme del loro futuro e del nostro presente. Oggi la scommessa delle spezie è nella nutraceutica (nutrizione, prevenzione cura). Se infatti è vero che la salute è una partita che si gioca anche a tavola, le spezie, con le loro proprietà antibatteriche, digestive, nervine e antiossidanti promettono di essere nostre grandi alleate elevandosi ad emblema di quella cucina che fa del gusto e del benessere le sue coordinate.
Passato e futuro, varietà di aromi, profumi e sapori: sono le spezie ed è Piante e Animali perduti, che se fosse un banco, probabilmente sarebbe proprio quello dove la liquirizia incontra il cardamomo, il rosso acceso della paprika il giallo intenso della curcuma, dove il profumo pungente del pepe nero si mischia alle note agrumate della cannella, dove insomma la diversità è la ricchezza e tu volti l’angolo con il gusto, l’olfatto e gli occhi pieni.
Sì, le spezie “possiedono tutte un pizzico di magia”.

testo e foto di Alice Mora