C’è un anno nella storia di Piante e Animali Perduti dopo il quale niente sarà più come prima, un punto di non ritorno ridisegnerà i confini e le possibilità della manifestazione.
2002: la mostra mercato settembrina ha un quinquennio, dall’originario nucleo di Piazza Mazzini si è già allargata alle principali vie del centro. L’idea di fare della piazza principale di Guastalla una fattoria a cielo aperto, oggi tradizione, ieri era un azzardo, guardato con riserve e scetticismo, ma sospinto dall’intuizione di chi credeva che Guastalla avrebbe costruito l’identità del suo futuro riscoprendo il suo passato.
Il caso e gli inciampi fortunati si combinano con lo strenuo lavoro, gli sforzi e la lungimiranza di chi ha in mano le sorti della manifestazione: 2002, nasce RARE (Associazione italiana razze autoctone a rischio estinzione), il Corriere della Sera, il Venerdì di Repubblica e altre testate a tiratura nazionale pubblicano articoli sull’edizione di Piante e Animali perduti numero sei e l’allora dirigente dei servizi demografici e del commercio, un mattino, si ritrova tra le mani il numero di un responsabile della rete televisiva nazionale.
Quelle mani sono le mani di chi sa descrivere Guastalla con amore, autenticità, schiettezza e protezione, come ogni figlio fa con la proprio madre. A chi chiede cosa giustificherebbe far salire da Roma alla riva del Po una squadra di operatori RAI, quelle mani raccontano di un Duomo cinquecentesco che si affaccia su una piazza trasformata in aia, di un punto centrale della città storica, la Croce del Volterra, dal quale hanno origine quattro strade, rivolte verso i quattro punti cardinali, ciascuna culminante in una chiesa. Quelle mani parlano di strade in fiore, portici convertiti in giardini e di un’opera di Leone Leoni, un bronzo di Ferrante Gonzaga, che vede pascolare ai suoi piedi un piccolo gregge di pecore e agnellini: tanto sarebbe bastato per far guadagnare a Guastalla la ribalta nazionale.
E’ l’ultimo fine settimana di settembre, i mezzi della RAI arrivano a Guastalla, cameramen e regista si incontrano con gli organizzatori della manifestazione in un piccolo bar di Piazza Mazzini per la stesura della scaletta. Si parla e si visita la città. Gli occhi sono tutti per la maestosa sala superiore della Biblioteca Maldotti, in Corso Garibaldi, per l’occasione, vengono riaperte le porte dell’Osteria La Fratelansa, locale nato come società di mutuo soccorso che vedeva figurare tra i suoi soci fondatori Giuseppe Garibaldi. A conquistare sono anche i palazzi nobiliari a capo di Piazza Mazzini, in particolare viene scelto il balcone di Palazzo Conti per le riprese all’alba sul centro.
Il mezzogiorno della domenica va in onda una diretta sulla manifestazione. I guastallesi accendono il primo canale della televisione nazionale, riconoscono la loro Guastalla in festa e forse la conoscono per la prima volta. Quell’anno la partecipazione a Piante e animali perduti è straordinaria: forse servivano lo stupore, lo sguardo non compromesso da quotidianità e affetto, il riconoscimento esterno per guardare Guastalla con occhi nuovi e trovarla cambiata, rinnovata eppure sempre uguale a se stessa. Sono passati quattordici anni da quel 2002 e Piante e animali perduti quest’anno festeggia i suoi primi venti anni, ancora cambiata, rinnovata eppure ancor più uguale a se stessa.

testo di Alice Mora, foto UIT

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Una delle prime edizioni di Piante e Animali Perduti