Venti anni.
Venti mesi di settembre.
Venti albe che la gara canora dei galli desta le vie del centro.
Venti tramonti che piazza Mazzini si fa giardino e via Garibaldi frutteto.
Venti edizioni di Piante e Animali Perduti durante le quali Guastalla si perde tra ciò che perso non è.
La città si ritrova tra sapori e saperi che ridisegnano i confini del suo territorio: terra di fiume, terra di accoglienza, che apre alla varietà e alla diversità per non perdere la sua identità.


Era la primavera del 2002 quando alle mani sapienti e visionarie di Paolo Curti e Massimo Canuti veniva chiesto di dare un colore ed una forma a quell’identità, attraverso la creazione di un logo capace di coniugare le radici storiche e culturali di Guastalla con il tema vegetale e animale della manifestazione settembrina. Si cercava un disegno per Piante e Animali Perduti che sapesse di tradizione e innovazione, che si caricasse sulle spalle il passato e sulle gambe il futuro.

Due furono le immagini proposte: una, quella in seguito scartata, era un’elaborazione dell’immagine di Pegaso, il cavallo alato della mitologia greca, che vedeva foglie a sostituzione di ali e della coda.

“L’ispirazione”, spiega Massimo Canuti, “era basata sulla suggestione della parola ‘perduti’ e per assonanza ‘fantastici’, richiamando la complicità di tutti quegli animali favolosi che erano presenti nelle tradizioni orali contadine e nella mitologia”. Questa prima proposta nasceva dalla passione di Massimo per i cavalli e da una penna istintiva e pertinace: “Realizzai il logo ricalcando pari pari uno schizzo a matita che mi venne di getto, senza ripensamenti o altre prove”.

Il primo disegno incontrò il favore della commissione, ma venne scartato al momento della presentazione di una seconda immagine, che nasceva tra le mura del più antico edificio religioso di Guastalla: la chiesa romanica di Pieve. Intitolata ai SS. Apostoli Pietro e Paolo, l’antica basilica di Pieve fu testimone di alcuni tra i più importanti eventi della storia del nostro territorio, accogliendo tre papi e la contessa Matilde di Canossa. Il secondo logo nasceva proprio dal ricalco di un animale fantastico raffigurato su una formella in terracotta presente all’interno della chiesa:

In questo caso il soggetto ci apparve perfetto, apparteneva alla storia e al territorio di Guastalla, l’animale ritratto non è facilmente classificabile e quindi contiene quella componente fantastica e perduta che cercavamo. Inoltre nella sua forma stilizzata e quasi bidimensionale c’erano già quelle caratteristiche che servivano per ricavarne un logo”

A questo punto serviva il terzo elemento, quello floreale, che fu rintracciato in un libro di grafica degli anni 70, una foglia di vite che racchiude nelle sue linee la storia della nostra agricoltura.

“Opportunamente adattato lo unimmo all’animale e il logo venne realizzato. Per il colore scegliemmo il rosso, perché questo colore è presente nello stemma di Guastalla, virandolo però in una tonalità mattone, per richiamare il colore dei mattoni e in particolare della préda cota, la misura dei Gonzaga per la realizzazione dei mattoni, presente tuttora in una formella attaccata a un pilastro del Comune.

Un animale fantastico racchiuso in una basilica altomedievale, la vite con le sue foglie e il richiamo all’antico, sempre nuovo, splendore gonzaghesco: a Piante e Animali Perduti, Guastalla gioca la partita del presente anche nei suoi simboli, sulle spalle le forme e le tinte di ieri e le ginocchia già pronte a domani.

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Testo di Alice Mora